IL LEGAME TRA MAIS, OBESITA’ E TUMORI

20
Gen

Ogni anno vengono prodotti duecentocinquanta milioni di tonnellate di mais, una quantità enorme di biomassa, di cui solo una parte viene consumata in modo diretto sotto forma di farine o chicchi: circa 20 chili a testa per anno (media mondiale).

In realtà, però, ciascuno di noi è inconsapevolmente responsabile di un consumo di mais mediamente ben superiore!
A parte la porzione che viene data agli animali da allevamento sotto forma di mangime negli insilati, una buona parte di questo prodotto viene avviato alla “macinazione a umido”, che permette di produrre un gran numero di sottoprodotti impiegati dall’industria alimentare: dolcificanti, addensanti, buste per la spesa, carburanti.

 

Cosa lega quindi il mais all’obesità e alle malattie legate al benessere?

Il processo di macinazione a umido ha permesso per anni di produrre prevalentemente sciroppo di glucosio, uno zucchero usato dall’industria alimentare per le sue proprietà:

– previene la cristallizzazione di altri zuccheri
– esalta il gusto degli alimenti
– regola la dolcezza dei prodotti (perché ha un basso potere dolcificante, più basso del saccarosio, il comune zucchero da cucina)
– abbassa il punto di congelamento (utile nei gelati),
– dà “corpo” ai prodotti
– ha ottime proprietà conservanti.

Ma all’industria serviva di più, serviva un prodotto che fosse più dolce dello zucchero per poter creare prodotti sempre più appetibili. Fu così che, negli anni Sessanta, dopo la scoperta di un enzima, la glucosio isomerasi, fu possibile trasformare il glucosio in un prodotto molto più dolce, il fruttosio.
Dieci anni dopo il processo fu reso più efficiente e fu possibile produrre quello che possiamo a pieno titolo definire uno degli inganni dell’industria alimentare: lo sciroppo di glucosio-fruttosio, un prodotto dal costo bassissimo, molto più basso del comune zucchero e oggi presente praticamente in tutti i prodotti confezionati che portiamo sulle nostre tavole (dolci industriali, cereali per la colazione, snacks, biscotti, yogurt, salse, bevande zuccherate, anche per lo sport così come i tè in bottiglia, soft drinks e negli alimenti trasformati in genere).

Per molti di questi prodotti, soprattutto quelli destinati ai bambini aziende sfruttano la presenza del fruttosio scrivendo rassicuranti slogan sulle confezioni “vendendocelo” come valore aggiunto in quanto “zucchero della frutta”.

 

PERCHÉ IL FRUTTOSIO È PERICOLOSO?

Ci sono differenze nel metabolismo del glucosio e in quello del fruttosio?
La risposta è sì!

Ingerire glucosio attiva tutta una serie di risposte da parte del nostro corpo che portano all’aumento dei livelli di zuccheri nel sangue e ad una conseguente produzione di insulina da parte del pancreas e la produzione di una serie di altri ormoni che ci portano a sentire il senso di sazietà e di conseguenza a smettere di mangiare. L’insulina facilita il passaggio del glucosio nelle cellule muscolari e nel fegato dove è trasformato in glicogeno, la forma di riserva del glucosio. Nell’intestino, il glucosio è assorbito attraverso un sistema di trasporto che richiede energia e quindi è un trasporto in qualche modo sottoposto a regolazione da parte del nostro corpo.

Il fruttosio, invece, viene assunto ed immagazzinato soprattutto nel fegato che non possiede sistemi di trasporto sensibili agli ormoni. Il fruttosio non provoca l’aumento diretto della glicemia che quindi non fa crescere l’insulina e di conseguenza non vengono prodotti quegli ormoni che ci fanno sentire sazi dopo un pasto.

Viene quindi meno la nostra capacità di regolare l’assunzione di cibo, favorendo il fenomeno dell’obesità. Nell’intestino, il fruttosio passa per diffusione e se in eccesso provoca fastidiosi problemi fermentativi da parte della flora microbica.
Grandi quantità di fruttosio stimolano la deposizione di grasso viscerale dapprima nel fegato (provocando il cosiddetto fegato grasso o statosi epatica), e poi intorno agli altri organi. Questo processo porta, nel tempo, ad una alterazione della sensibilità all’insulina (insulino-resistenza) che negli anni conduce a:
diabete di tipo 2
– e ad una condizione di infiammazione sistemica silente che è alla base di patologie molto gravi come malattie cardiovascolari ma anche demenze e tumori.

 

MA IL FRUTTOSIO È CONTENUTO ANCHE NELLA FRUTTA: C’È DIFFERENZA?

La risposta ancora una volta è si!
Nella frutta il fruttosio è imbrigliato nel reticolo formato dalle fibre: questo ne rende l’assorbimento molto più lento che nelle preparazioni alimentari in cui è aggiunto in forma libera e rapidamente assimilabile.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che la presenza di fibra nella frutta la rende molto più saziante di qualsiasi biscotto o merendina o bevanda che di fibra non ne contiene, quindi finiamo per autolimitarci più facilmente che con i prodotti industriali.
Ulteriore aspetto da non sottovalutare è che lo sciroppo di glucosio-fruttosio è presente praticamente ovunque, in tutti i cibi industriali e pronti ed è facilissimo assumerne quantità preoccupanti per la nostra salute senza rendercene conto!

 

COME DIFENDERSI?

Come sempre: informiamoci e leggiamo la lista degli ingredienti!




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